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Autopoiesis: l’autoreferenzialità nei sistemi sociali
Autopoiesis. Termostati e esseri viventi
Col termine autopoiesi - dal greco auto (ovvero “se stesso”) e poiesis (“creazione”) - si intende la caratteristica degli esseri viventi di rigenerare continuamente e ricorsivamente lo stesso sistema. Introdotto da Maturana e Varela in ambito biologico, il concetto di autopoiesi può essere applicato per descrivere alcune dinamiche umane come l’autoreferenzialità dei sistemi sociali. Un sistema si dice autopoietico quando nei rapporti con l’esterno mantiene immutate le proprie caratteristiche interne.
Un’analogia può essere fatta col termostato, un sistema progettato per mantenere la temperatura di un appartamento entro un livello prefissato. Se ad esempio impostiamo la temperatura a 18°C, il termostato si attiva quando la temperatura è al di sotto di questa soglia, per poi spegnersi raggiunti i 18°C. Se apriamo una finestra, producendo un abbassamento della temperatura interna, il termostato entra nuovamente in azione ripristinando la situazione di partenza. Grazie alla sua azione ricorsiva, il termostato garantisce un’omeostasi interna al sistema-casa isolandolo dall’esterno.
L’autoreferenzialità nei sistemi sociali
Fra le organizzazioni umane quella che potremmo definire autopoietica per antonomasia è la Chiesa. Governata da un rigido sistema di regole interne, come il Conclave o il Diritto Canonico, la Chiesa ha garantito un forte senso di continuità per due millenni, e si affaccia al terzo millennio fondamentalmente immutata. Spesso criticata proprio perché troppo chiusa in se stessa, la Chiesa possiede una sua morale ben precisa, incurante dello scorrere del tempo. Refrattaria al cambiamento, non permette - e non ha mai permesso - a chi è al di fuori di essa di interferire sui suoi affari interni. Infatti, nessuno che non faccia parte delle gerarchie ecclesiastiche o del clero in generale, ha diritto di pronunciarsi in merito all’elezione di un nuovo Papa, o su qualsiasi questione che riguardi il Vaticano. Persino sulle questioni più delicate come gli scandali della pedofilia, la Chiesa mostra la sua inclinazione autoreferenziale, tendendo a giudicarsi da sé.
Ogni tipo di organizzazione autoritaria, come ad esempio i regimi dittatoriali, può essere definita autopoietica. In questo tipo di sistemi le regole interne sono strutturate in modo da mantenere lo status-quo, opponendosi a qualsiasi tentativo di cambiamento che provenga dall’esterno. Ritornando alla similitudine col termostato, se intendiamo raggiungere una temperatura diversa da quella prefissata, a nulla serve aprire le finestre: il sistema provvederà comunque ad autoregolarsi a 18°C. Lo stesso accade nei regimi autoritari: qualsiasi tentativo di cambiamento è duramente represso.
La democrazia: un sistema in bilico
Per quanto riguarda il nostro sistema di governo, invece, le cose sono un po’ più complesse. Infatti, il sistema democratico si fonda su un meccanismo allopoietico (cioè “creato dall’esterno”), dove a decidere chi governa è il popolo attraverso le elezioni.
Tuttavia, il sistema democratico contiene al suo interno alcuni processi autopoietici. Ad esempio, il Presidente della Repubblica non è eletto dal popolo, ma dai partiti, e fra le file degli esponenti della classe politica stessa, edificando quindi a tutti gli effetti un meccanismo autoreferenziale. Inoltre, quando la magistratura ha la necessità di indagare su un membro del Parlamento, è al Parlamento stesso che deve rivolgersi per ottenere il consenso. Nel caso questo gli venga negato la magistratura dovrà rinunciare a portare avanti le indagini.
Altri meccanismi autopoietici possono essere individuati nei casi in cui ci sia un conflitto di interessi tra diverse Istituzioni; come ad esempio quando i controllori sono nominati da coloro i quali dovrebbero essere controllati. Questo è certamente il caso della cosiddetta AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che, nonostante sbandieri la sua indipendenza, è stata in realtà nominata dai partiti per vigilare affinché la presenza dei partiti stessi nelle reti televisive sia equilibrata. Non stupisce quindi di leggere sui giornali di intercettazioni telefoniche riguardanti forti pressioni che il Presidente del Consiglio avrebbe fatto su alcuni membri dell’AGCOM (da lui nominati) affinché trovassero una strategia per far chiudere programmi televisivi a lui sgraditi.
Un sistema autopoietico, autoreferenziale, si fonda esclusivamente sull’interesse di alimentare se stesso in maniera ricorsiva. Refrattario alle critiche, similmente a un loop o a un circolo vizioso è impermeabile a qualsiasi richiesta di cambiamento proveniente dall’esterno.
Il continuo controllo che l’opinione pubblica esercita su chi governa, sia attraverso la stampa (il “cane da guardia” della democrazia), sia attraverso pubbliche manifestazioni di dissenso come gli scioperi, ha l’importante funzione di ostacolare la tendenza che il sistema politico avrebbe di chiudersi in se stesso e di diventare autoreferenziale degenerando in un regime dittatoriale.
La separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), è un importante e fondamentale principio dello Stato di Diritto che garantisce un sano controllo e un equilibrio tra le principali funzioni pubbliche; perché, come scriveva Montesquieu:
<< Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti. >>
by Dr. Davide Lo Presti condividilo su Facebook
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6 commenti, per adesso
Franco Muzzi 25 Jun 2010
Bellissima analisi, ben argomentata e strutturata in maniera comprensibile a chiunque. Complimenti e soprattutto, grazie!
Da anni osservo questi fenomeni socio-politico-culturali ma non sapevo si potessero racchiudere in una sola parola, "autopoietica".
Vorrei sfogarmi con lei e mi scuso anticipatamente di questo, proprio perchè essendo io, repellente ad ogni forma di "autorità a prescindere" (jiddu krishnamurti docet), faccio sempre più fatica a relazionarmi con le istituzioni e con le persone in "preda al ruolo". Ogni tanto però incontro persone come lei... e mi viene naturale relazionarmi... un po' come se in un deserto incontrassi un'oasi... sarebbe sciocco non fare una sosta... ancora più sciocco pensare di fermarsi per sempre nell'oasi (questo per tranquillizzarla del fatto che questo incontro non si concluderà con una proposta di matrimonio ^__^)
Quand'ero militare, ho visto i miei coscritti impazzire di "poterite" (così ho battezzato l'incapacità di non saper contenere qualunque forma di potere venga dato dalle circostante o dalle istituzioni), impazzire di poterite, quando all'8° mese ci conferivano i gradi di "aviere scelto". Due baffetti rossi erano in grado di esaltare le menti di 2/3 dei ragazzi che li ricevevano. Ho imparato, grazie ad episodi come questo, che il nostro "io" è malato e si nutre della considerazione altrui e dell'autostima. Sappiamo a quali gesti estremi può spingere un "io" non controllato e non appagato. Così, come durante il servizio militare osservavo un sistema autopoietico, dove ragazzi nutriti di autostima finivano per autogovernarsi senza neppure la necessità che intervenissero i "superiori" (l'esempio del termostato calza a pennello... poichè non appena un gruppo cominciava a recalcitrare... puff! eccoti i gradi e il gruppo era di nuovo in "temperatura"... per di più il gruppo che veniva "graduato" faceva da controllore su tutti gli altri gruppi "non graduati" e la temperatura della caserma era sempre stabilizzata).
Oggi osservo le stesse patologie nei Comuni, nelle proloco, nelle confraternite, in molte associazioni... tutti tendono a costruirsi un castello virtuale attorno, fatto di regolamenti interni, fino ad arrivare ad ignorare le vere regole del mondo fuori. Ho sentito responsabili di proloco dire cose del tipo: "Ma è logico che una proloco deve fare di tutto per chiudere l'anno alla pari o meglio se in passivo... se no la regione non ti da più i finanziamenti!"... e ribadire concetti come questo, come se fossero pietre miliari di un regolamento interno da rispettare a dispetto dei regolamenti esterni o peggio delle Leggi vigenti. Considero questo, abominevole! ed anche indice di una immaturità etico moral sociale che nel nostro bel paese pare ormai divenuta norma.
Lei conoscerà "la legge di Peter"... quella che narra "Ogni persona inserita in un contesto gerarchico tende a raggiungere il suo massimo livello di incompetenza"... ecco! la riscontro quotidianamente. Ultimamente sento la mente sfuggirmi ed arrivare a formulare paranoie. Ha presente quei film dove i protagonisti vanno a vivere in un piccolo paese di provincia e dopo poco tempo si accorgono che i suoi abitanti sono tutti "strani"... ed alla fine ne viene fuori che questi siano posseduti da entità (vampiri, alieni o quant'altro...) ecco! mi sta accadendo proprio questo. Da sempre sono attento alla politica... e da sempre denuncio il fatto che sarebbe necessario chiamare le cose col giusto nome! ma mi pare che chi mi ascolta sia posseduto. Eppure, mi pare semplice da capire che... un assassino andrebbe chiamato "assassino" e non "fidanzatino"... un omicidio dovrebbe essere chiamato omicidio e non "delitto d'amore"... un rapinatore andrebbe chiamato rapinatore e non "albanese"... Perchè non è giusto offendere chi è davvero fidanzatino, chi davvero ama, chi è extracomunitario ma vive in comunità nel pieno rispetto di leggi e persone! Allora diamo il giusto nome alle cose! E la classe dei politici che oggi detengono il potere e si autoconferiscono ruoli e incarichi, che si autocontrollano e che vigilano su sé stessi per "tenersi d'occhio" pronti ad autodenunciarsi non appena verranno meno alla carta costituzionale, non dovrebbero essere chiamati politici ma partitici.
Io, Franco Muzzi, faccio politica, nel senso più puro ed etimologico del termine, e come me tanti. Mi riferisco a quei tanti che si prodigano per il proprio territorio e per la propria gente... dall'omino che prepara le focacce durante la sagra del paese, alle ragazze che si vestono in costume per rallegrare il visitatore. Questa è politica. Agire o parlare senza fini personali, è politica. Se ci guardiamo intorno, invece, non possiamo fare altro che annoverare centinaia di migliaia di "mantenuti" che si spacciano per politici di razza (quelli che vediamo in tv e in ogni occasione mondana) per quello che davvero sono, partitici. Uomini di partito. Ormai anche loro, basse imitazioni del modello Vaticano. Capaci di farsi leggi interne che contrastano con le Leggi dello Stato (vedi il caso dei "mandati elettorali" dove si contano un'infinità di partitici che si fanno rieleggere per la 3ª - 4ª - 5ª volta, non curandosi del fatto che la Legge italiana non glielo permetterebbe, e riparandosi dietro regolamenti interni al partito).
Mi fermo quì per non risultarle noioso (quando comincio a diventarlo per me stesso, mi è naturale pensare che lo sia anche per il mio interlocutore).
Grazie ancora per la splendida lettura fatta sull'autopoietica e, se me lo consente, un abbraccio...
Ora "giddap!" si riparte per il deserto... giddap! giddap! (...fingo d'avere un cammello) ^__^
Franco Muzzi
leonardo 04 Jul 2010
scusate se mi permetto (di pensare) invece di andare a divertirmi (è che non ci riesco...)
io credo che principalmente il difetto della politica in democrazia sia la rincorsa al consenso.
mentre le vere sinistre (in passato) avevano buoni argomenti da sviluppare e proporre, gli altri hanno dovuto dimenarsi fra finti moralismi e spauracchi vari.
E' nell'ambito di questo vuoto morale e ideologico che alla fine i partiti, ormai nessuno escluso, sono diventati inclini a "svendere" la nazione ed il lavoro degli onesti. Appunto per il consenso. Ora non sto qui a ripetere le cause-effetti che ciò ha determinato: lo sappiamo tutti, soprattutto chi non si limita a leggere gialli sotto l'ombrellone.
Pensando però a trovare una via di uscita da questo stallo terribile, sempre più mi trovo a valutare una certa soluzione, ossia, non sarebbe il caso che le leggi siano votate direttamente dai cittadini tramite il computer di casa?
Capisco che i partiti nacquero per l'esigenza di rappresentare i cittadini, ma oggi, con internet, che senso hanno?
a questo scopo servirebbe:
un'informazione indipendente;
l'eliminazione di un quorum (chi non vota dimostra di essere indifferente al risultato);
l'eliminazione dei possibili brogli in fase di conteggio dei voti (ognuno dovrebbe poter controllare la propria espressione di voto);
sembra utopia? si, come il fascismo, la democrazia, il socialismo...la teocrazia. Nè più nè meno.
Così i partiti smetterebbero di essere semplici comitati di affari, trasformandosi in comitati propositivi delle leggi, al pari dei cittadini.
Poi farei anche un limite di età sia per la politica sia per le necessità amministrative: oltre 50-60 anni di età via! (magari i più appassionati farebbero i consulenti).
Occorre ricambio, la società è sempre in movimento e bisogna assecondarlo.
Oggi i giovani (che sono proprietari del futuro) sono governati da 70-80enni mentre il mondo è completamente cambiato!
Questo è assurdo, questo è il prodotto dell'assolutismo più bieco e sconsiderato. Certo che poi si schiantano contro gli alberi dopo le discoteche, sono scoppiati!!
Vivono un mondo che è imposto e non è il loro; bisogna capirli.
grazie
ghirigori 17 Dec 2010
davvero una riflessione interessante, grazie. studio l'epistemologia dei sistemi complessi, e in effetti il concetto di autopoiesi si applica perfettamente ad alcune delle istituzioni della realtà contemporanea (e passata e probabilmente futura, per quello che conta).
Dr. Davide Lo Presti 17 Dec 2010
Riflettendoci bene, il concetto di autopoiesi si applica anche a certe modalità di pensiero, come quello paranoide, in cui il soggetto tende a convalidare i propri sospetti attraverso un metodo verificazionista.
Mi riprometto di scriverne più diffusamente in un articolo...
P.S.:Grazie per l'apprezzamento.
marco 18 Mar 2011
"non permette - e non ha mai permesso - a chi è al di fuori di essa di interferire sui suoi affari interni. Infatti, nessuno che non faccia parte delle gerarchie ecclesiastiche o del clero in generale, ha diritto di pronunciarsi in merito all’elezione di un nuovo Papa, o su qualsiasi questione che riguardi il Vaticano."
se scrivi questo, conosci molto poco la storia della chiesa .
direi che è vero il contrario, invece : per secoli, almeno fino a pio IX, la scelta del papa -per esempio- è stata quasi del tutto una questione politica nel quale governi e dinastie estere avevano l'ultima parola, non un semplice diritto di intervento.
la pretesa impermeabilità della politica sulle dinamiche interne ecclesiastiche non è mai esistita.
ma lo stesso si può dire della dogmatica ecclesiastica : quasi frutto più di imperatori -si pensi alla questione delle icone, o all'arianesimo -che di padri della chiesa.
Dr. Davide Lo Presti 30 Mar 2011
@marco
Grazie per la precisazione. Provvederò a cambiare "non permette - e non ha mai permesso" con "non permette"; visto che oggi dalle decisioni che vengono prese nel conclave è escluso il mondo laico.
Continua a seguirci e a segnalarci eventuali imprecisioni!
