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La realtà, senza fregature.

Terrore Nucleare


morte atomica

Paura

Con il computo dei danni ancora da fare, con la grandezza della tragedia ancora da definire, con il dramma che si addensa, come un temporale in formazione sopra le montagne all'orizzonte, un senso di impotenza mi pervade. Di impossibilità, di compito al di sopra delle nostre umane capacità.


Il nucleare suscita così forti sentimenti di paura perché alla nostra umana dimensione le sue conseguenze paiono imponderabili e ingestibili. L'idea che ci spaventa è che le radiazioni, come un invisibile assassino, penetrino le nostre pareti, si insinuino nelle nostre case e ci segnino, a futura memoria per l'Angelo Sterminatore.


Incarnazione in terra, il disastro nucleare, non della Collera Divina, come lo tsunami e il terremoto, ma della Sua Condanna: che verrà eseguita, prima o poi, per quanto a lungo si possa fuggire e ovunque ci si vada a nascondere. È il Dio del Vecchio Testamento venuto a chieder conto della nostra disubbidienza, senza pietà e senza misericordia, in un ineluttabile tragitto di pena e di morte.


Delirio

Evocare Potenze ignote, come negromanti maledetti. Il timore di risvegliare Entità non governabili. La consapevolezza della fallacia umana che rimane ad aleggiare come spettro sulle nostre teste in attesa che si scateni l'ineludibile tragedia, senza possibilità di redenzione e di perdono. Tragedia che esigerà il suo olocausto e pianterà più aguzze colonne d'Ercole affinché dalla terra e dal mare si vedano stagliarsi contro un cielo inclemente; a segnalare che per altre vie e per altri ponti dovremo procedere, poiché di là non v'è Uomo che possa mai più passare.


E noi, tribù in cammino, coperte di stracci, dallo sguardo sconfitto e triste di chi sa che poteva evitare, di chi sa che poteva prima intervenire per scongiurare la collera Divina.


Divina. Perché nel nostro uscire da noi, nel valicare il nostro limite creiamo la Divinità che ci punirà, in un inconscio impeto di espiazione della colpa.


L'uomo non potrà mai agire esente da personali tragedie ed errori perché la sua cifra è la colpa da espiare: la colpa dell'esistere da espiare nell'esistenza stessa, nel mondarsi dal peccato con una personale ascesi o nel punirsi e punire inconsciamente gli altri se, indifferenti, ci si trovi ad abitare una indolente quotidianità.


Pietas

Ecco perché la cifra dell'umanità non può essere la perfezione e perché, alla fine, il desiderio degli scienziati sia più simile alla pulsione di morte, per loro e per tutta la razza umana, al fine di lasciare pianeti ruotare in galassie perfette in plastico movimento, come uniche testimoni della Perfetta Grazia dell'Universo, Vera ed Unica Divinità Immota, in Contemplazione, come un Buddha nella posizione del Loto.


Niente umanità, niente amore, nessuna vita che non sia animale o vegetale. Su una ruota scintillante, fino all'eternità e ritorno.


Perché chi ama la perfezione delle stelle, la precisione della matematica, non è capace di amare l'imperfezione dell'uomo, la sua finitezza, le sue mancanze, la poesia dei suoi fallimenti, il limite della sua natura che (e non lo comprendono!) ne esalta la grandezza delle opere perché ascende al cielo nella certezza della sua caduta. Perché costoro amano lo scopritore di formule matematiche e non Icaro nella sua perdente conquista del cielo. Non amano l'uomo, non possono amarlo. Perché vedono riflesse in lui le proprie oscure manchevolezze, le insopprimibili debolezze, le incurabili meschinità. Uno specchio il cui unico accetabile destino è essere ridotto in frantumi.


E proprio la natura fallace dell'essere umano dovrebbe porlo al riparo da scelte che contemplino possibilità di catastrofi su scala planetaria per le conseguenze dei suoi errori. L'accettazione della sua stessa natura dovrebbe portarlo a più miti consigli. Ma per farlo si deve accettare non soltanto l'altrui, ma anche e soprattutto il proprio limite.


E quando il tutto si dimostrerà differente da quel che ora sembra, ci diranno “Le nostre analisi e previsioni sono state effettuate in base ai dati ricevuti dal Giappone. Non abbiamo alcuna responsabilità. Non c’è stata sottovalutazione. Non sono stati commessi errori. E se ci sono stati sono colpa di esseri umani avidi, idioti, manchevoli, corrotti. La scienza non c'entra. La scienza ha vinto. Comunque.”


Perché la scienza vince. Sempre.





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2 commenti, per adesso

Aldo 05 Apr 2011

Una pagina molto, molto triste. Personalmente ho accettato la natura puramente ed esclusivamente animale del mio essere alcuni decenni fa, e la cosa mi sta aiutando parecchio a osservare con occhio disincantatamente critico me stesso e la realtà che mi circonda. Trovo che homo sapiens sia un nome assai inadatto per la nostra specie, se non altro per la superbia che sottintende in modo addirittura comico. Anzi, grottesco.

baku 12 Apr 2011

Molto triste. E già si sta tutto dimostrando differente. Ogni giorno notizie peggiori delineano una tragedia che ha ancora i reali contorni indefiniti.

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